Sfogliatine di Villafranca di Verona - storia caratteristiche e vendita on-line

Sfogliatine di Villafranca di Verona
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Le Sfogliatine di Villafranca di Verona

I Dolci tipici veronesi



La storia di Villafranca di Verona

 

 

Ottocento anni di storia, ma le origini nella notte dei tempi.

 

Il 9 marzo 1185 è la data di nascita ufficiale di Villafranca. Quel giorno il Consiglio dei Rettori di Verona decise di fondare un borgo libero, a stretto ridosso con il territorio mantovano, lungo il fiume Tione, che ha sempre fatto da confine naturale, e lungo le due importanti strade allora esistenti in direzione sud: quella di fondazione romana per Goito-Cremona, e quella medievale per Mantova. Ma in zona la presenza dell'uomo è testimoniata almeno dal I e IV millennio a.C., cioè fin dalla preistoria, come ben ha illustrato in molti suoi studi lo storico Mario Franzosi. Basti ricordare la cosiddetta "tomba di Villafranca" dell'eneolitico, e la monumentale iscrizione romana del I secolo d.C., quando era imperatore Tiberio, appartenuta a un'opera pubblica, un arco o un ponte, e riutilizzata nel '300 per realizzare la base della torre principale del castello, dove ancora oggi si può vedere, valorizzata dal recente restauro. Villafranca sorge dunque per scopi militari, caratteristica che mantiene, pur sotto governi diversi, fino all'annessione al Regno d'Italia: il castello e il Serraglio segnarono per gli Scaligeri prima e per la Repubblica Serenissima poi, un avanposto difensivo e una linea di confine, Napoleone vi fece sostare le sue truppe e nell'Ottocento, quando il territorio faceva parte dei possedimenti austro-ungarici, divenne addirittura la capitale del Risorgimento.

 

Le guerre tra Verona e Mantova:

 

Stanchi delle infinite scorrerie nel loro territorio, Enrico da Egna, podestà di Verona, e Ezzelino da Romano, chiamato dai Montecchi, con il consenso dell'imperatore Federico II, a difendere la città, pensarono di far costruire una muraglia con un profondo fossato tra Sommacampagna e Villafranca. Avrebbe seguito rilievi delle colline, segnato i confini del territorio e soprattutto fermato i mantovani. Ci sarebbe stata anche una torre di vedetta, punto di raccordo tra le due estremità della linea difensiva. Attorno a questa torre pare sia nato e si sia sviluppato il villaggio di Custoza. Per capire meglio gli sforzi e gli investimenti che i veronesi facevano per difendere questi possedimenti bisogna pensare che da queste zone provenivano le preziose riserve alimentari che sfamavano la città: pesce, olio finissimo, vini pregiati, cereali e frutta.

 

La Signoria Scaligera:

 

Nel 1259 Mastino I della Scala, implacabile nemico dei guelfi divenne podestà di Verona, approfittando anche della stanchezza dei veronesi che, stremati da quasi un secolo di guerre, vedevano di buon occhio l'intervento della potente famiglia veneta. Durante la Signoria Scaligera ci furono brevi periodi di relativa pace e prosperità durante i quali agricoltura e commercio rifiorirono. Giungevano a corte artisti e letterati, fra questi il Petrarca e persine Dante Alighieri, che nella Divina Commedia cita il suo ospite, Cangrande della Scala e cita Peschiera, lodandone la bellezza.

 

Le  ville del Colonnello della Gardesana:

 

Ma i problemi della difesa dei confini non è risolto, tanto che in un documento del 25 febbraio 1355, un certo Giacomo viene incaricato dalla famiglia di difendere alcune proprietà, tra le quali, appunto la villa di Custoza. Citata ancora in un interessante estimo redatto nel 1396, ormai finita la dominazione scaligera soprattutto a causa delle guerre contro i Visconti, tra le ville che costituivano il Colonnello della Gardesana, tutte incluse in quella che oggi è la zona del Bianco di Custoza: Valeggio, Peschiera, Lazise, Pastrengo, Sona, Palazzolo, Sommacampagna, Bussolengo e Villafranca oltre a Borghetto, Cavalcasene e Custoza.

 

Il dominio della Serenissima:

 

Il successivo dominio della Repubblica di Venezia, che durò sino alla fine del XVIII secolo, assicurò invece davvero secoli di tranquillità e un certo benessere, o comunque un netto miglioramento delle condizioni di vita, anche nelle campagne. La Serenissima, alleata dei Gonzaga, dopo aver regolato le vendite e sistemato importanti questioni di diritto e di giustizia impose importanti modifiche in campo agricolo, ordinando la conversione di ampie zone da pascoli in terreni coltivati per soddisfare i crescenti bisogni di una popolazione in continuo aumento, favorì l'introduzione di nuove specie arboree, lo sviluppo dell'affittanza dell'area pubblica, la fondazione di nuove ville e il potenziamento delle più antiche. La giurisdizione del Vicariato di Custoza appartenne, dal 1400 alla fine del '600, alle famiglie Faenza e Sommariva.

 

Fiorisce l’agricoltura:

 

Fiorisce Fu proprio tra il XVI e il XVIII secolo che nell'anfiteatro morenico si verificò la massiccia diffusione del miglio, del gelso, della vite e dell'ulivo. Vennero realizzate numerose opere idriche per impiegare al meglio le acque del Tione, del Mincio e delle numerose risorgive. Ma certo non mancarono guerre, carestie, epidemie e devastazioni. Ricordiamo, nel 1630, l'invasione dei Lanzichenecchi, che non solo distrussero i campi e le coltivazioni, pare che siano stati proprio loro a portare la peste che dilagò nel bresciano, a Milano, a Mantova. Come medicina spesso si usavano olio e vino, di cui la zona disponeva in abbondanza. Dagli inizi del Settecento la storia di Custoza è legata a quella della nobile famiglia dei conti Ottolini. Fu il conte Antonio a comprare il feudo di Custoza che era possesso di Maddalena Sommariva e a trasmetterlo in eredità ai suoi discendenti.
Bisogna poi attendere Napoleone per registrare significative novità. Fu lui ad introdurre in Italia idee rivoluzionarie, un nuovo modo di concepire la vita e le istituzioni. Anche l'agricoltura risentì dell'ondata di cambiamenti: divenne materia di studio, acquistando una nuova dignità, come la filosofia, la matematica, la fisica. Ma Napoleone cede all'Austria, alla fine del Settecento, Verona e il suo territorio.

 

Le guerre d'Indipendenza:

 

Gli italiani, anche in seguito agli ideali proposti dai francesi, insorgono contro le decisioni del Congresso di Vienna e scoppiano le guerre d'Indipendenza che coinvolgono profondamente il territorio compreso tra Adige, Mincio e lago di Carda. Si vuole riconquistare Verona e Peschiera, strappando agli austriaci quelli che erano considerati i capisaldi del Quadrilatero e del regno austro ungarico in Italia. Attorno a Custoza si combattono sanguinose battaglie, vinte dagli austriaci sia durante la prima guerra d'Indipendenza, luglio 1848, sia durante la terza, combattuta sotto la guida del generale La Marmora, che si conclude nel pomeriggio del 24 giugno 1866. Il Veneto verrà poi comunque ceduto a Napoleone III e quindi finalmente a Vittorio Emanuele II.


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